Certosa e Museo di San Martino

La Certosa di San Martino fu costruita a partire dal 1325 secondo il modello delle fondazioni certosine.

Consacrata nel 1368, venne dedicata a San Martino, a San Bruno, alla Vergine e a tutti i Santi. La primitiva ‘veste’ gotica dovuta all’architetto e scultore senese Tino di Camaino subisce le prime trasformazioni nel corso del XV e XVI secolo, quando hanno inizio i lavori di ampliamento per opera dell’architetto toscano Giovanni Antonio Dosio.

Dal 1623 sino al 1656 si registra l’intervento dell’architetto bergamasco Cosimo Fanzago, protagonista indiscusso della regia della decorazione e della nuova configurazione architettonica barocca; per tutto l’arco del Seicento si avvicendano nel cantiere le maggiori personalità artistiche del tempo, tra cui Battistello Caracciolo, Jusepe Ribera e Giovanni Lanfranco.

Nel secolo successivo, con la direzione di Nicola Tagliacozzi Canale, si realizzano la cappella della Maddalena e l’elegante Refettorio con annesso Chiostrino: questo periodo vede attivi Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo De Matteis e Francesco De Mura nell’esecuzione di affreschi e dipinti; Domenico Antonio Vaccaro e Giuseppe Sanmartino in scultura. L’occupazione dei francesi nel 1799 dà inizio al declino della Certosa, soppressa dal 1805, con la dispersione di parte del suo patrimonio.

Nel 1866, per volontà di Giuseppe Fiorelli fu dichiarata ‘Monumento Nazionale’, e lo stesso Fiorelli fu promotore della nascita e della formazione del museo, secondo un ‘modello’ esemplare di raccolta di ‘patrie memorie’.

Dal 1993 venne ripensato interamente il modello museografico, alla luce della molteplicità delle collezioni, ed a partire dal 2000 le collezioni sono visibili in un nuovo allestimento dei percorsi: Immagini e memorie della città, Collezioni di Arti Decorative, Sezione Teatrale, Museo dell’Opera della Certosa, Quarto del Priore, Sezione di vedute della Fondazione Alisio, Spezieria, Sezione Navale.

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